martedì 26 gennaio 2021

SOTTO ADDESTRAMENTO di Eleonora Satta



La mancanza di Mr. Omer Fuff e di Scaracchietti, si percepì giusto il tempo di ripulire lo studiolo: un quarto d’ora? Più o meno. 
Bene, da quel momento avremmo continuato la nostra vita da sole! Che poi era uguale a prima.
Meglio di prima.
Lavoravo e non volevo che Lola stesse troppo da sola, mi sentivo un po' in colpa a lasciarla, non che l’assenza dei due nostri eroi avesse causato un vuoto incolmabile.
Fu così che dovetti trovare una dogsitter.
Nella bacheca di qualche nuovo veterinario, li cambiavo di continuo perché non me ne garbava uno, trovai l’annuncio: Dogsitter offresi e bla bla. Così telefonai, presi un appuntamento per andare a conoscerla. La signorina Bidon-Bidon, giovane studentessa di veterinaria, aveva un curriculum da Oscar in concorso per il Nobel. Quando vide Lola la riempì di parole stupide, ma carine, carezzine e tutto il campionario di Acchiappa-Citrulli, come ero io.

Lola quando conobbe Bidon-Bidon rimase a una distanza simbolica di un paio di metri e non c’era verso di farla avvicinare, manco se fosse stata in mezzo a un'aiuola di pollo e pizza. Fu la tipa a doverlo fare fra ringhi e denti in bella mostra.

HA UN BEL CARATTERINO!!

Simpatica, vero?. Già da lì avrei dovuto capire.
Chi capisce è bravo e io ero un’autentica schiappa.
Lola certo aveva un bel caratterino, ma anche un istinto che noi umani ce lo sogniamo. E in ogni caso nessun suo istinto sarebbe riuscito a fermare il bisogno di affidarla a qualcuno perché lasciarla troppo sola faceva lievitare il mio senso di colpa. 
Insomma iniziò questa nuova avventura. La portavo da Bidon, e dopo tre ore, finito il lavoro, la tornavo a prendere. Bidon mi inviava ogni tanto foto di una squadra di calcio di cani tenuti tutti al guinzaglio con una mano sola. CHE BRAVA…Gli occhi di Lola erano stralunati, ma anche questo indizio non servì a nulla: andavo avanti come un panzer, sicura, certa, impavida: si sarebbe abituata e ANZI avrebbe avuto molto da imparare.
Fatto sta che ogni volta che si andava da Bidon-Bidon, solo metterle il collare era un’avventura da Indiana Jones. Riusciva a infilarsi in pertugi impossibili da raggiungere, perfino sotto il water. Imparai che quando dovevo portarla da Bidon, dovevo rendere inaccessibili tutti gli anfratti e se era possibile, costringerla, comprando la sua volontà con un biscotto. 
Quando la lasciavo nelle sue mani, sul muso di Lola si percepiva tutto il disgusto e il giramento di scatole. Non cambiai idea.
Eravamo intorno alle feste di Natale e avrei dovuto affidargliela qualche giorno  per andare a trovare dei parenti. Giusto un paio di giorni a cavallo dell’Ultimo dell’Anno, non potevo proprio portarla con me. Telefonai a Bidon:

AVREI PROPRIO BISOGNO DI LASCIARTELA, ANCHE A DORMIRE…

Mentre lo dicevo sentivo qualche cosa di sbagliato, non riuscivo ad afferrare cosa fosse. Un disagio.

CERTO BENE!

Bidon era contenta di guadagnarsi quel gruzzoletto. Non si faceva pagare poco. D’altra parte forniva un servizio ineccepibile impeccabile, perfetto.

ME LA PUOI LASCIARE IL GIORNO TAL DEI TALI, HO BISOGNO DEL CIBO, DELLE SUE COSE…
CERTO NON POTRA’ STARE IN CASA CON ME, E NEANCHE IN GIARDINO (un buchetto di cemento costretto fra due strade trafficatissime). SAI HO  IL MIO COMPAGNO E AMICI A CENA. HANNO PAURA DEI CANI (…) PER CUI LA METTERO’ IN MACCHINA A DORMIRE.

Ma che gente frequenta?  
Sulle parole “IN MACCHINA A DORMIRE”, vidi la luce.
In macchina a dormire, da sola, in pieno inverno, coi botti di Capodanno. Che poi voleva dire che sarebbe rimasta in auto sempre a parte il tempo di fare una pisciatina. Ma certo!

COME SCUSA, FORSE HO CAPITO MALE.

Mi ripeté per filo e per segno.
Feci una riflessione in circa 10 secondi, ebbi tutto chiaro, una Rivelazione. 
Ero incavolata nera soprattutto con me stessa, la mia incapacità era totale.
Da quel momento chiusi con le dogsitter in generale, in particolare con quelle con curriculum di platino.
Iniziò il periodo che “Si fa tutto insieme” e fu bello. A parte: 

diarrea sul tappeto persiano originale, antico, tenuto come una reliquia, a casa di un’amica.
Cacatona sul parquet del salotto a casa di un’altra.
Pentola di salsa toscana appena pronta per dei gustosissimi crostini che nessuno mangiò: DI-VO-RA-TA.
Buche di varie dimensioni in giardino di case altrui, soprattutto dove era stato piantato qualcosa.
Trituramento di alcuni maglioni, di dubbio gusto, anche se di cachemire.

Ovunque arrivassi col cane, assistevo a continui rimpiattamenti, la voce si era sparsa.
Tappeti e cibo svanirono nel nulla.
Anche gli inviti.
Lola era più serena senza tutto questo girovagare, adorava stare a casa, nel suo giardino, nella sua cuccia, nei suoi possedimenti.
Come le visite a Corte, c’era tutto un cerimoniale per avvicinarla, il galateo doveva rispettare l’etichetta che si usa con i reali:

No alle coccole, a meno che non avvicinasse il muso, altrimenti erano ringhi.
Reato assoluto sedersi accanto a lei. Poteva sfociare in rissa.
Proibito ricevere a casa altri cani, oltre che umani a parte un paio di eccezioni.
Divano libero da intrusi e per me un angolino vicino al bracciolo.

Ero sotto addestramento.



 

 

 

 

 

sabato 9 gennaio 2021

IL CANE CRESCE? di Eleonora Satta

Il cane cresce.
Scusate me non s’era detto taglia piccola, al massimo medio-piccola, pelo raso? Cane che potrà essere al massimo di 10 chili? Pelo raso perché di sicuro è un incrocio con un labrador?
In principio crebbe il pelo. Lola diventava sempre di più un husky. Labrador un par di ciufoli!
Questo sarebbe stato sopportabile se non si fosse aggiunta anche una crescita di corpo notevole. Ma soprattutto una crescita di appetito, per cui le pappette da me fatte con estremo amore non bastavano più e per fortuna i due quintali di croccantini ebbero la loro utilità, in qualche modo.
Come cresceva il fisico, cresceva l’aggressività, un’aggressività non da rottweiler, cioè in qualche modo sicura, quella di Lola era un’aggressività da paura. La peggiore da trattare, lo dicevano in tutti i manuali che mi ero comprata per vedere di capirci qualcosa. 
In paese quando mi vedevano col cane c’era un fuggi-fuggi generale, non tanto per i ringhi, ma per la mia totale incapacità a gestirli. Imbranata è la parola giusta. Più che studiavo quei bei manuali di carta patinata pagati come il costo di un volume dell’Enciclopedia Britannica, più che la mia goffaggine si faceva strada, veniva messa in risalto.

A 8 mesi era quasi 20 chili.

E tirava. Quanto e come tirava al guinzaglio! Fino a strozzarsi. Fino a strapparmi il braccio e strozzarsi.
In passeggiata la seguivo col fiatone e quasi a corsa, anzi togliamo il quasi.
Il veterinario, uomo saggio e di grandi studi e vedute, mi disse:

LE METTA UN COLLARE A STROZZO, VEDRA’ CHE SENTENDOSI STRANGOLARE, SMETTE.

Ah che ideona, mi dissi, cavolo, certo come no, e beh se lo dice il veterinario.
Due parole sul veterinario: era bravo, eh, eccome. Lola la prima volta che lo vide era per vaccinarla e  metterle il chip. Gli ringhiò, ben bene. Il veterinario sbiancò: aveva paura. Risultato: Lola si beccò la museruola. Che non fu così facile da indossare. Fu più un incontro di lotta libera, dove chiaramente l'ebbe vinta il veterinario, spalleggiato da me che mi sentivo sempre più a disagio per avergli portato una belva inferocita. Mi disse che di sicuro-sicuramente, Lola avrebbe sofferto di displasia, c’erano tutti i sintomi, mi sarei dovuta sobbarcare analisi e operazione.
In ogni caso prima c’era da sterilizzare, vaccinare, cippare…pagare. Un salasso.
Assolutamente il cane avrebbe dovuto avere una dieta bilanciata, sì, ma in croccantini di QUELLA MARCA, perché più specifici, più buoni, più bravi, più saporiti, più belli, più testati di quelli scelti da me. Le testate le avrei battute io, in quell’angolo del muro di cemento, per essermi affidata a uno così.
E per aver comprato 2 quintali di croccantini di un'altra marca.
Ecco ora Lola era perfetta: vaccinata in ogni dove.

DA RIPETERE ANNUALMENTE, MI RACCOMANDO SENNÒ CHISSÀ COSA POTREBBE SUCCEDERLE.

Quale terribile male l’avrebbe assalita.
Infine chippata come un carcerato, che poi vuole dire infilargli un pezzo di metallo sottocute.
Da Wikipedia:

Il microchip è un circuito integrato applicato nel tessuto sottocutaneo di un cane, gatto, o di un altro animale. I microchip sono delle dimensioni circa di un chicco di riso e sono basati su una tecnologia passiva RFID. Il tatuaggio è un altro metodo, oggi desueto, usato per l'identificazione degli animali. I microchip sono apparecchi passivi, chiamati RFID e perciò non contengono alcuna fonte di energia interna. I componenti di base sono tre: un chip al silicio (circuito integrato); un nucleo di ferrite circondata da un filo di rame; e un piccolo condensatore. Il chip contiene il numero di identificazione, più i circuiti elettronici per trasmettere le informazioni al lettore. Il nucleo di ferrite – o di ferro – agisce come una radio antenna, pronta a ricevere il segnale del lettore. Il condensatore funziona da sintonizzatore, formando un circuito LC con l'antenna.
Questi componenti sono racchiusi entro una capsula di vetro biocompatibile, e sigillati ermeticamente per impedire l'ingresso di liquidi corporei.
Il "chip" contiene al suo interno il numero d'identificazione, più circuiti elettronici per trasferire tale informazione allo scanner. Il nucleo di ferrite funziona come un'antenna radio, adatta a ricevere segnali dallo scanner.
In Canada, Europa, Asia e Australia, i microchip per animali adottano uno standard (11784/11785) fissato dalla International Organization for Standardization, o ISO, le cui specifiche indicano che devono operare alla frequenza di 134.2 kHz.
La superficie esterna della capsula è trattata con microsolchi per facilitare l'ancoraggio nei tessuti sottocutanei ed impedirne la migrazione.
Il microchip ha una dimensione esterna di circa mm 7 di lunghezza e di mm 1,25 di diametro, ed è contenuto in un ago monouso, che può essere applicato su una particolare siringa o altro iniettore che, per ottemperare alle basilari norme di igiene, è sterile e monouso. Il microchip impiantato accompagnerà l'animale per tutta la vita. Agli animali non nuoce né fisicamente né psicologicamente.


Ma la medaglietta no? Dice che si può perdere. Tatuaggio? Troppo costoso.
In silenzio augurai al veterinario che se lo inoculasse lui, un bel microcippone.
Sono stata al gioco e Lola con me, compreso il collare a strozzo che appena uscita dallo studio del luminare, andai ad acquistare felice di avere risolto tutti i MIEI problemi. 
Così iniziò un percorso sadomaso di addestramento fino a lì fra di noi.
Lessi:
“Come educare un cane monello”
“Come addestrare un cane in 10 mosse”
“10 Trucchi per addestrare il tuo cane”
E altri vari manuali consigliati da chi come me di cani non ci capiva un tubo.
Come bere acqua sorgiva, non servirono a nulla.
I problemi non cambiavano.
Ero sempre più sicura di fare qualcosa di sbagliato, ma senza capire che lo sbagliato era a priori aver dato ascolto a un incompetente.
Mi dissi:

BENE, ADESSO SI CAMBIA MUSICA. DEVO TROVARE UN BRAVO ADDESTRATORE!

Quindici anni fa qui in campagna a intendersi di cani a parte i veterinari incompetenti, i cacciatori frustrati e gli addestratori coercitivi, non si trovava altro. La mia ignoranza la fece da padrona. Mi affidai a quello che in zona pareva il Maestro di tutti gli Addestratori del Mondo degli Addestratori.
Già quando si arrivò al campo, Lola voleva tornare indietro. Il tipo era odioso, maschilista, arrogante, maleducato. Aveva ragione Lola. Ma come si fa? Quando una è sprovveduta quanto me, ignorante quanto me, deficiente quanto me, ci si affida. Lola ci fece il diavolo a 4. Lui non ebbe la meglio e se non si prese un bel morso fu solo questione di posizioni astrali. Io relegata in un angolo a cuccia.
Pagai per 5 lezioni, ne fece 2.
Da lì forse il mio cervello iniziò a ragionare. In parte perlomeno.
Lola era stufa, le si leggeva negli occhi e quasi quasi sarebbe tornata in quel sacco della nettezza dove l’avevano buttata. Non la capivo, pensavo che fosse tutta sfiga: 

MI HANNO DATO IL CANE DIFETTATO. 

Mr. Fuff esisteva ancora nella nostra vita, compreso Sputacchio che dallo scaracchiare era passato a picchiare: un’evoluzione.
Mr. Fuff dicevo, nei suoi sporadici (per fortuna) interventi, considerava tutta la faccenda una grande scocciatura, d’altra parte per lui già il fatto che Lola facesse la cacca in giardino dove le pareva, era un disturbo cosmico. Era così scocciante la scocciatura che, se prima non se ne occupava, adesso oltre che a non considerarla, la evitava corporalmente.

SAI QUESTO CANE È VERAMENTE TROPPO PELOSO! MA NON SI PUO’ RASARLA?

No comment.
Fatto sta che un bel giorno come era arrivato, Mr. Fuff e Scaracchio sparirono dalla nostra vita. Letteralmente.
Lola fece un’abbondante cacata nel suo studiolo.   (…continua…)






martedì 5 gennaio 2021

LOLA E... di Eleonora Satta



Dunque non ci volle molto a capire che non ero adeguata ad avere un cane.
Ma va!…
Vuoi mettere il gatto? Impara tutto da sé, non rompe, libero in tutto e per tutto. 

SEDUTA, A CUCCIA, FERMA, RESTA, NON MUOVERTI, STOP! LOLAAAA!

POI SE MI SPIEGHI COSA CAVOLO STAI SBRAITANDO.
INTANTO SALTO ADDOSSO TE E LECCO TE SU NASO, UN POCHINO, COSI' CALMI TE . 

La presenza e l’apporto di Mr. Fuff e Sputacchio, erano utili quanto una banconota falsa! Iscritti, illo tempore, Soci onorari del Club Complicazioni Affari Semplici.
Lola imparava dal mondo, diventando sempre più un alieno. Chiamala scema!

D'ALTRA PARTE I GATTI IMPARANO DA SE'...

ANCORA CON STA STORIA DI GATTI? MA SEI PROPRIO DURA COME OSSO DINOSAURO, SONO  CANE,  C-A-N-E!!
PROPRIO ME DOVEVA TOCCARE UMANA CON  FISSA DI GATTI?

Il primo esperimento sociologico di Lola fu sul postino. 
Tre differenti ambiti e svolgimenti.
In giardino (postino non visibile): 
Sistemarsi comodi, sdraiati al cancello, 
Alzarsi.
Iniziare camminare avanti e indietro.
Annusare.
Via a abbaio quando postino è ancora a 5/10 km di distanza.
Annusare.
A suono motorino che rallenta
 abbaiare senza  domani. 
In casa (postino non visibile):
Doppi vetri, finestre chiuse, tv accesa.
Rimanere fermi ritti su cuccia quanto basta.
Suono vibrazioni conosciute.
Postino è ancora a 5/10 km.
Dirigersi verso porta ingresso.
Annusare.
A suono motorino che rallenta, abbaiare fino diventare afoni. 
In cortile davanti casa (postino visibile):
Non trattenere nessuna eccitazione, sappiamo che vedremo uomo.
Suona  campanello, abbaiare.
Lei dice: "Cuccia".
Alzarsi tempestivamente.
Ripeterà: "CUCCIA", mentre si dirige aprire porta.
Non ascoltate.
Passare velocemente in mezzo gambe e fuori porta semiaperta.
E' lì!! Bellissimo!! Tutto colorato!! Su motorino acceso!!
Annusare.
Abbaiare continuamente dimostrando compiacimento.
Caso in cui uomo tenda  mano per accarezzare, ringhiare.
Caso in cui uomo insista, ringhiare e mostrare denti.
Annusare: sentirete odore di paura (uomo) e disagio (umana)

Il cliché era lo stesso col vicino, in questo non si poteva darle torto.
Rumori sconosciuti, voce strana, auto rossa.
Fino a che non incontrammo il postino e il vicino.
INSIEME…
SI ERANO DATI APPUNTAMENTO?
STESSO GIORNO, STESSO MOMENTO!
NON era al guinzaglio.
Guardiamo il lato positivo: mi evitai che il braccio venisse strappato dalla spalla.

Questo fu solo l'inizio di numerosi altri suoi esperimenti scientifici di interesse cosmico.
Ospiti a cena, per esempio: veniva estratto a sorte uno dei partecipanti per pinzare una caviglia a scelta fra le due possedute dal predestinato.
In genere coloro che avevano scarpe strane o un passo incerto e scoordinato erano i Prescelti.

Caso umano pauroso: la procedura sarà più aggressiva a causa di forte odore di panico:
MOLTO ECCITANTE!

Se veniva lasciata in auto, alla chiusura della portiera si fiondava, come una fiera sulla preda, al finestrino, abbaiandomi:

CHE CAVOLO FAI? NON PUOI ALLONTANARE TE, CHISSA' DOVE VAI A INFILARE TE, IN QUALCHE CASINO DI SICURO, SENZA ME!!

Se qualcuno si avvicinava per sbaglio all'auto, mettendo la manina sul vetro, così per caso, magari un ragazzino che dentro di sé diceva "Ma che cane carino!", usciva fuori improvvisamente, dal nulla, abbaiando come una forsennata:

LASCIA STARE MIA MACCHINA, GIA' SONO INCAVOLATA NERA PERCHE' MI HANNO ABBANDONATA QUA E TU OSI AVVICINARE TE? A ME? POVERO INGENUO! SBRANO TE!

Era sufficiente il passaggio di qualche pedone sprovveduto per farla tramutare in una belva. Il pedone sussultava dallo spavento. Menomale che non era mai accaduto a qualcuno che soffriva di cuore, avrebbe potuto lasciarci le penne.
In passeggiata, guai incontrare un qualsivoglia essere umano o animale: erano cavoli amari per tutti

Mi davo un gran daffare ad avvertire le sue vittime che in fondo era un buon cane, che non lo faceva apposta.
FIATO SPRECATO.
Lola mi smentiva sempre! (…continua…)



Sogno o son desto di Eleonora Satta

 Stanotte l'ha sognata. in realtà la faccenda ha avuto uno strano svolgimento. Si era svegliata perché doveva andare in bagno e così ha ...