sabato 9 gennaio 2021

IL CANE CRESCE? di Eleonora Satta

Il cane cresce.
Scusate me non s’era detto taglia piccola, al massimo medio-piccola, pelo raso? Cane che potrà essere al massimo di 10 chili? Pelo raso perché di sicuro è un incrocio con un labrador?
In principio crebbe il pelo. Lola diventava sempre di più un husky. Labrador un par di ciufoli!
Questo sarebbe stato sopportabile se non si fosse aggiunta anche una crescita di corpo notevole. Ma soprattutto una crescita di appetito, per cui le pappette da me fatte con estremo amore non bastavano più e per fortuna i due quintali di croccantini ebbero la loro utilità, in qualche modo.
Come cresceva il fisico, cresceva l’aggressività, un’aggressività non da rottweiler, cioè in qualche modo sicura, quella di Lola era un’aggressività da paura. La peggiore da trattare, lo dicevano in tutti i manuali che mi ero comprata per vedere di capirci qualcosa. 
In paese quando mi vedevano col cane c’era un fuggi-fuggi generale, non tanto per i ringhi, ma per la mia totale incapacità a gestirli. Imbranata è la parola giusta. Più che studiavo quei bei manuali di carta patinata pagati come il costo di un volume dell’Enciclopedia Britannica, più che la mia goffaggine si faceva strada, veniva messa in risalto.

A 8 mesi era quasi 20 chili.

E tirava. Quanto e come tirava al guinzaglio! Fino a strozzarsi. Fino a strapparmi il braccio e strozzarsi.
In passeggiata la seguivo col fiatone e quasi a corsa, anzi togliamo il quasi.
Il veterinario, uomo saggio e di grandi studi e vedute, mi disse:

LE METTA UN COLLARE A STROZZO, VEDRA’ CHE SENTENDOSI STRANGOLARE, SMETTE.

Ah che ideona, mi dissi, cavolo, certo come no, e beh se lo dice il veterinario.
Due parole sul veterinario: era bravo, eh, eccome. Lola la prima volta che lo vide era per vaccinarla e  metterle il chip. Gli ringhiò, ben bene. Il veterinario sbiancò: aveva paura. Risultato: Lola si beccò la museruola. Che non fu così facile da indossare. Fu più un incontro di lotta libera, dove chiaramente l'ebbe vinta il veterinario, spalleggiato da me che mi sentivo sempre più a disagio per avergli portato una belva inferocita. Mi disse che di sicuro-sicuramente, Lola avrebbe sofferto di displasia, c’erano tutti i sintomi, mi sarei dovuta sobbarcare analisi e operazione.
In ogni caso prima c’era da sterilizzare, vaccinare, cippare…pagare. Un salasso.
Assolutamente il cane avrebbe dovuto avere una dieta bilanciata, sì, ma in croccantini di QUELLA MARCA, perché più specifici, più buoni, più bravi, più saporiti, più belli, più testati di quelli scelti da me. Le testate le avrei battute io, in quell’angolo del muro di cemento, per essermi affidata a uno così.
E per aver comprato 2 quintali di croccantini di un'altra marca.
Ecco ora Lola era perfetta: vaccinata in ogni dove.

DA RIPETERE ANNUALMENTE, MI RACCOMANDO SENNÒ CHISSÀ COSA POTREBBE SUCCEDERLE.

Quale terribile male l’avrebbe assalita.
Infine chippata come un carcerato, che poi vuole dire infilargli un pezzo di metallo sottocute.
Da Wikipedia:

Il microchip è un circuito integrato applicato nel tessuto sottocutaneo di un cane, gatto, o di un altro animale. I microchip sono delle dimensioni circa di un chicco di riso e sono basati su una tecnologia passiva RFID. Il tatuaggio è un altro metodo, oggi desueto, usato per l'identificazione degli animali. I microchip sono apparecchi passivi, chiamati RFID e perciò non contengono alcuna fonte di energia interna. I componenti di base sono tre: un chip al silicio (circuito integrato); un nucleo di ferrite circondata da un filo di rame; e un piccolo condensatore. Il chip contiene il numero di identificazione, più i circuiti elettronici per trasmettere le informazioni al lettore. Il nucleo di ferrite – o di ferro – agisce come una radio antenna, pronta a ricevere il segnale del lettore. Il condensatore funziona da sintonizzatore, formando un circuito LC con l'antenna.
Questi componenti sono racchiusi entro una capsula di vetro biocompatibile, e sigillati ermeticamente per impedire l'ingresso di liquidi corporei.
Il "chip" contiene al suo interno il numero d'identificazione, più circuiti elettronici per trasferire tale informazione allo scanner. Il nucleo di ferrite funziona come un'antenna radio, adatta a ricevere segnali dallo scanner.
In Canada, Europa, Asia e Australia, i microchip per animali adottano uno standard (11784/11785) fissato dalla International Organization for Standardization, o ISO, le cui specifiche indicano che devono operare alla frequenza di 134.2 kHz.
La superficie esterna della capsula è trattata con microsolchi per facilitare l'ancoraggio nei tessuti sottocutanei ed impedirne la migrazione.
Il microchip ha una dimensione esterna di circa mm 7 di lunghezza e di mm 1,25 di diametro, ed è contenuto in un ago monouso, che può essere applicato su una particolare siringa o altro iniettore che, per ottemperare alle basilari norme di igiene, è sterile e monouso. Il microchip impiantato accompagnerà l'animale per tutta la vita. Agli animali non nuoce né fisicamente né psicologicamente.


Ma la medaglietta no? Dice che si può perdere. Tatuaggio? Troppo costoso.
In silenzio augurai al veterinario che se lo inoculasse lui, un bel microcippone.
Sono stata al gioco e Lola con me, compreso il collare a strozzo che appena uscita dallo studio del luminare, andai ad acquistare felice di avere risolto tutti i MIEI problemi. 
Così iniziò un percorso sadomaso di addestramento fino a lì fra di noi.
Lessi:
“Come educare un cane monello”
“Come addestrare un cane in 10 mosse”
“10 Trucchi per addestrare il tuo cane”
E altri vari manuali consigliati da chi come me di cani non ci capiva un tubo.
Come bere acqua sorgiva, non servirono a nulla.
I problemi non cambiavano.
Ero sempre più sicura di fare qualcosa di sbagliato, ma senza capire che lo sbagliato era a priori aver dato ascolto a un incompetente.
Mi dissi:

BENE, ADESSO SI CAMBIA MUSICA. DEVO TROVARE UN BRAVO ADDESTRATORE!

Quindici anni fa qui in campagna a intendersi di cani a parte i veterinari incompetenti, i cacciatori frustrati e gli addestratori coercitivi, non si trovava altro. La mia ignoranza la fece da padrona. Mi affidai a quello che in zona pareva il Maestro di tutti gli Addestratori del Mondo degli Addestratori.
Già quando si arrivò al campo, Lola voleva tornare indietro. Il tipo era odioso, maschilista, arrogante, maleducato. Aveva ragione Lola. Ma come si fa? Quando una è sprovveduta quanto me, ignorante quanto me, deficiente quanto me, ci si affida. Lola ci fece il diavolo a 4. Lui non ebbe la meglio e se non si prese un bel morso fu solo questione di posizioni astrali. Io relegata in un angolo a cuccia.
Pagai per 5 lezioni, ne fece 2.
Da lì forse il mio cervello iniziò a ragionare. In parte perlomeno.
Lola era stufa, le si leggeva negli occhi e quasi quasi sarebbe tornata in quel sacco della nettezza dove l’avevano buttata. Non la capivo, pensavo che fosse tutta sfiga: 

MI HANNO DATO IL CANE DIFETTATO. 

Mr. Fuff esisteva ancora nella nostra vita, compreso Sputacchio che dallo scaracchiare era passato a picchiare: un’evoluzione.
Mr. Fuff dicevo, nei suoi sporadici (per fortuna) interventi, considerava tutta la faccenda una grande scocciatura, d’altra parte per lui già il fatto che Lola facesse la cacca in giardino dove le pareva, era un disturbo cosmico. Era così scocciante la scocciatura che, se prima non se ne occupava, adesso oltre che a non considerarla, la evitava corporalmente.

SAI QUESTO CANE È VERAMENTE TROPPO PELOSO! MA NON SI PUO’ RASARLA?

No comment.
Fatto sta che un bel giorno come era arrivato, Mr. Fuff e Scaracchio sparirono dalla nostra vita. Letteralmente.
Lola fece un’abbondante cacata nel suo studiolo.   (…continua…)






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