mercoledì 30 dicembre 2020

CI SIAMO di Eleonora Satta

 

Ci siamo, il giorno tanto atteso.

La telefonata.

Al grido di: “SI TENGA PRONTA, OGNI MOMENTO È BUONO, LA CHIAMO PRESTO.” La Sig. Iceberg mantenne la promessa e dopo appena una settimana da quando ci eravamo viste, decise che il cane poteva lasciare il posto a qualche altro disperato.

MA NON DOVEVA SVEZZARLA? BOH, FORSE HO CAPITO MALE.

Così avverto Mr. Fuff come al solito preso dai suoi tanti impegni di connessione.
Stazionava nello studiolo, già da un paio di giorni con brevi interruzioni per raggiungere il frigo e depredarlo.
Salite le due ripide rampe di scale, l’ossigeno che mi rimaneva in corpo era bassissimo, saturazione al 50%,
Mr. Fuff chiuse subito il collegamento col pc e tentò di aprirne uno con me del tipo: “CHECAVOLO CI FAI QUA? NON VEDI CHE DISTURBI?”
Riprendendo fiato in qualche modo e arreggendomi alla ringhiera riuscii a sospirare: DOBBIAMO ANDARE A PRENDERE IL CANE. C’era da aggiungere IL TUO, ma non ce la feci. Mr. Fuff era felice? Era contento? Non si capiva l’espressione alla prima analisi sembrò da ebete, ma poi ragionai che quell’espressione ce l’aveva avuta in molte altre occasioni. Forse era la sua abituale. Però si vestì di tutto punto, mettendomi anche fretta. Telefonò a Sputacchio, in quel momento lontano a casa della madre, e un brivido corse sulla mia colonna vertebrale. MIO DIO SPERIAMO CHE NON LO VADA 
A PRENDERE, NON OGGI E NEANCHE DOMANI O DOPO. SPUTACCHIO NO! Avevo paura che 
potesse essere un trauma per un cane così piccolo.
Per fortuna aveva il compito in classe di qualche materia a lui ostica e doveva studiare. GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE. Ringraziai tutti i santi e il padreterno di essere stati così benevoli nei miei confronti e salii in auto con Omer Fuff elegante come un damerino. 

La sig.ra Iceberg ci aspettava alla porta di ingresso con un sacco di croccantini puppy, da aggiungere ai due quintali da me appena comprati e porse un fagotto di minime dimensioni a Mr. Fuff, che non aspettandosi questo gesto, non fece in tempo a togliere i preziosi guanti di nabuk ai quali teneva tanto. 
Si ritrovò il fagotto in mano e l’umidiccio di una pipì passò attraverso la pelle pregiata del povero
nabuk.
Faccia di Mr. Fuff: un misto fra Poirot quando alza il sopracciglio e Grimilde quando si accorge che il cuore che le portano non è quello di Biancaneve.

Questo è stato l’imprinting di Lola.

Per tutto il viaggio di ritorno Mr. Fuff rimase uso bastoncino di merluzzo Findus, seduto con le braccia che tenevano il fagotto distanti dal corpo. Posizione scomodissima, rigida ma che gli permetteva di non sporcare il cappotto di cammello. Io alla guida, andavo piano per paura che tutto questo impianto potesse crollare da un momento all’altro e il fagotto cadere e rimanere spiaccicato da qualche 
goffaggine di Omer Fuff.
Poi finalmente a casa! Presi la situazione in mano, con la scusa di andare a lavarsi e sterilizzarsi lui si dileguò su per le scale. Ero sola col fagotto e lo scartai, con delicatezza come si fa con una banana per non spezzarla. Uscì fuori la nanerottola, con gli occhietti cisposi. Si dimenava come un tarantolato. Decisi così di farle conoscere tutti i luoghi a lei deputati e dei quali da subito, mi fece capire che non gliene importava un ciufolo. Voleva mangiare, dormire, mangiare, dormire e ancora mangiare. Nelle pause faceva cacca e pipì. Una gran soddisfazione. Ovvio che i croccantini non li degnò di uno sguardo e dovetti nell’immediato imparare a procurarmi e preparare pappe gustose cucinate frullate mescolate. Da dare ogni tre ore. ANCHE LA NOTTE??? SI’ disse Stella ANCHE LA NOTTE. COME 
TERMINA DI MANGIARE LA METTI IN GIARDINO E VEDRAI CHE FA PIPI’ E POPO’.
Iniziò un periodo allucinante: la mattina ero uno zombie, la notte ero un vampiro, il pomeriggio svenivo ovunque.
MR. FUFF? Partito per lavoro, partiva sempre per lavoro, già il partire era un lavoro.
L’unico luogo che Lola rispettava di quelli da me installati nei vari angoli di casa tipo Presepe, fu la cuccia, che era un’isola in un mare di traversine.

 Una sera decisi di prenderla a letto con me, non importava se bagnava il letto, ero così stanca delle notti cadenzate dalle TRE ORE, che mi organizzai in modo da dovermi alzare solo all’ultimo momento. Dormiva a pancia all’aria, così ferma. Io no, non dormivo per nulla: era così immobile che pareva morta. Mi iniziai a preoccupare, la toccavo e non c’era la minima reazione. MA RESPIRA? Pareva tutto fermo. O mamma è morta! Stella e anche altre AMICHE mi avevano messo in guardia sul fatto che i cuccioli potessero morire all’improvviso. Impanicata come non mai, neanche l’arrivo di Sputacchio avrebbe potuto rendermi così terrorizzata. La prendo, la sollevo come l’ampolla di San Gennaro, la guardo sopra sotto di lato, la tocco piano piano, perché avere un morto per le mani mi fa 
effetto. La rimetto nel letto. Alle 2 di notte chiamo Stella.
Stella bofonchia qualcosa, ma oramai è in trappola dello sciorinamento ansioso di tutta la descrizione millimetrica di ciò che osservo della nanerottola. È FERMA IMMOBILE DA PIU’ DI UN’ORA, NON RIESCO A CAPIRE SE RESPIRA, L’HO RIGIRATA IN OGNI MODO PER SVEGLIARLA. È MORTA, GUARDA TI DICO CHE MI È MORTA QUI NEL LETTO. FORSE ERA MALATA GRAVE E NON CE NE SIAMO ACCORTI (è plurale maiestatis, Mr Fuff era al lavoro e poi non se ne sarebbe mai accorto, anzi si sarebbe girato dall’altra parte schiacciandola col prominente buzzo). Stella ribofonchia, non capisco, SCUSA PUOI RIPETERE? Stavolta scandisce STA DOR-MEN-DO, I CUCCIOLI LO FANNO, DORMONO PESANTE!

Clic.

Chiude il telefono.
Ho la faccia tipo emoticon che fa Wow.
Lola si muove, mi vede, piange, ha fame, sono passate tre ore esatte.
Piango, apro il frigo e le preparo la pappa. (…continua…)








 

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