lunedì 28 dicembre 2020

IO UN CANE NON LO VOLEVO di Eleonora Satta

 

Io, un cane non lo volevo.

Avevo sempre avuto gatti e da pochissimi giorni, ne avevo perso uno, vivendomi tutta la sua malattia e conseguente morte. Mai e poi mai avrei avuto voglia di rimettermi in un gioco atroce del genere: è vivo, ma per quanto?

Poi un cane perché? Per portarlo a fare le pisciatine, MA SE HAI IL GIARDINO! Sì lo so, ma tanto poi ti viene che lo porti fuori a scorrazzare. E non lo puoi lasciare solo per troppo tempo, me lo dovrei portare dietro sempre MA NO, SE HAI BISOGNO TE LO TENGO. Questi i continui discorsi, sempre uguali, sempre sugli stessi argomenti con CHI mi voleva a tutti costi propinare il cane-fregatura.

Poi ci si mise anche lui. Aveva un nome, ma l’ho dimenticato. Lo chiameremo Mr. Fuff, commerciante in fuffa di ogni genere. Mr. Fuff disse: SAREBBE BELLO AVERE UN CANE!

Sarebbe bello per chi? PER NOI! MEGLIO UN CANE CHE UN GATTO, tanto per rendere le mie scelte passate, inadeguate.

E questo chi lo dice? È forse una legge divina? Una regola di vita?

PENSA CHE BELLO, ANCHE PER IL BAMBINO…

Il “bambino" non era il nostro (per fortuna), ma solo il suo (menomale), lo chiameremo Sputacchio, lo inquadra nella giusta maniera. Sputacchio, 11 anni di maleducazione, arroganza, viziaggine e primi ormoni, classico mononeuronale, lo vedevamo, purtroppo, ogni 15 giorni, delle volte quando ero particolarmente sfigata anche ogni 7. Un vero tormento. Non stava mai fermo e si dilettava a scaracchiare ovunque potesse, sulle piante del giardino, sul secchio della spazzatura, nel lavello di cucina, dentro la minestra di qualcun altro (la mia). Addosso a cose persone, animali, città e cantanti.

Dare un cane in mano a Sputacchio era da maltrattamento, da abuso, ma a quei tempi non me ne fregava nulla, né dell’animale, che ero convinta se la sarebbe cavata da solo con un bel ringhio, né del satanasso, che forse se lo teniamo occupato sputa di meno, e invece di saltare ovunque  rompe meno i cabasisi e i divani.

Con questi intenti da Frau Blucher, mi lasciai convincere a prendere un cane. CUCCIOLO; MI RACCOMANDO! Mr. Fuff così disponeva. Agli ordini!

Perché cucciolo? Oltre agli sputacchi a giro per casa, anche le pisciatine e le cacatine del cucciolino?

COSI’ LO ADDESTRIAMO.

Questo inizio non presagiva niente di buono.

Firmammo un patto di sangue con Fuff e Sputacchio per il quale si sarebbero occupati loro del cane. 

STUPIDA.

Me lo dissi allo specchio poco tempo dopo. Mr. Fuff, era noto a tutti, in casa ci stava il minimo indispensabile, giusto quella tempistica che ti serve per rompere i coglioni a chi ti deve sopportare (IO), dare un’occhiata di 3 ore al suo sito di incontri porno preferito, svuotare il frigo tipo Omer Simpson, per poi lamentarsi e blaterare CHI HA VUOTATO IL MIO FRIGO?  Sottintendendo che non ero neanche stata capace di fare la guardia alla sua preziosa cambusa di Sofficini.

Sputacchio alias Pugsley Addams, veniva ogni 7 o 15 giorni, da contratto.

COME POTEVO FIRMARE UN PATTO DOVE SE NE SAREBBERO OCCUPATI LORO?

Ero inebetita.

La morte del gatto, l’amica che voleva che adottassi il cane, and last but not least il fatto che accompagnarmi a Mr. Fuff era stata la scelta più idiota che potessi aver fatto nella mia vita dopo altrettante scelte idiote. Ecco le ragioni dell’Inebetimento e Intappetamento. Calpestatemi pure, ma fatemi rimanere trasparente.

Così surfando sull’onda del rendere felice l’uomo della mia morte e Pugsley suo pargolo adorato, dissi di sì alle assidue telefonate dell’amica che proponeva l’adozione.

SONO 11 CUCCIOLI, 5 MASCHIETTI E 6 FEMMINUCCE, DEVI AFFRETTARTI A SCEGLIERE, PERCHE’ LI STANNO ADOTTANDO TUTTI. SAI POVERINI LI HANNO TROVATI NEL CASSONETTO. TELEFONA QUA E PRENDI APPUNTAMENTO, FALLO SUBITO.

Così feci, da vero automa. Chiamai. Mi misero fretta, e la fretta è cattiva consigliera, ma oramai ero su un’altra onda da surfare, quella della buona azione quotidiana, che poverini-poverini erano stati trovati nel cassonetto e non riflettei neanche un attimo, se li avevano adottati quasi tutti:

1.       avrei potuto lasciar perdere

2.       restavano giusto gli scarti.

Tanto io non ci capivo nulla di cani. Sei sicura che crescendo sarà una taglia ragionevole e soprattutto a pelo raso? Queste le uniche qualità che avevo chiesto. E l’amica: SI’, SI’, NON PREOCCUPARTI AL MASSIMO 10 KG. DI CANE E PELO RASO, È UN INCROCIO CON LABRADOR, SICURO.

Queste parole le ricorderò per sempre, me le porterò nella tomba.

Così presi appuntamento con la signora molto scortese e frettolosa che si occupò dell'"adozione", dai modi e dalla corporatura iceberghiani, che mi fece andare da lei in quattro e quattr’otto, per un sacco di motivi elencati in velocità in modo che non ne capissi uno, ma che mi dessero la sufficiente ansia per darmi una smossa.

La casa della Sig.ra Iceberg era un intrigo di corridoi, scatoloni, finestre chiuse, tapparelle abbassate, Attenta a dove mette
i piedi
, urlato all’ultimo momento per evitare una cacca, due cacche, un ammasso di cacche. Quindi puzzo ovunque e nessuna possibilità di respirare aria fresca che in quel momento era l’unico mio desiderio. Così arrivammo, io in apnea, davanti alla porta di quello che poi scoprii un piccolo bagno di servizio. Dentro carta di giornali sporca, impregnata da mille pipì, e una decina di cuccioli frignanti che come talpe vagavano senza vedere un tubo, per cui si scontravano, si ammucchiavano si pisciavano addosso. Questi erano neri e riccioluti. Più avanti 3 cagnetti più cicciottelli e biondi, PELO RASO.

Inebetita ancora, un po’ dagli effluvi di urine di ogni tipologia, gattare, cagnare e forse topare, e di sicuro conigliare, un po’ dal carattere che si era impossessato di me in quel lungo periodo di vita, iniziai come una deficiente a dire: O che bellini, o che carini, ma quanti sono! Ripetevo tipo mantra, con una vocetta che non sapevo di avere.  Quella vocetta che si usa coi neonati e che ti fa uscire di bocca parole inesistenti o vezzeggiativi nauseanti.

DEVE SCEGLIERE! Iceberg parlò, disse solo questo e che avrebbe aspettato ancora qualche settimana perché i Canetti avevano bisogno di latte, e bla bla bla. Non ascoltai nulla. Mi misi seduta sul bordo vasca a guardare tutte quelle piattole pelose piangenti. E in quel momento, dal gruppo si stacca un ammasso di ciccia bionda. (Eri tu) Che con non poca difficoltà si fece strada tra gli altri ammassi e mi si piantò davanti mettendo le due minuscole zampe sulle mie caviglie, come se avesse intenzione di scalarmi.

Ero stata scelta.

Da quel momento in poi il poco cervello che mi rimaneva andò in tilt e come un’invasata dissi: La voglio, la voglio!! Neanche fossi al mio matrimonio gay con Angelina Jolie.

Iceberg a quel punto mi buttò fuori di casa in un istante, non dovetti ripassare dai cunicoli pisciosi e scatolosi, ma miracolo, c’era una porta di servizio e da lì mi fece uscire, raccomandandosi:

SI TENGA PRONTA, OGNI MOMENTO È BUONO, LA CHIAMO PRESTO.

Come un’ostetrica a una partoriente.

Ma tutta la manfrina dell’allattamento?

Mi dissi che probabilmente avevo inteso male, ma che va bene, era una femminuccia adorabile, mi aveva scelto e io ero satolla di felicità.

POVERA INGENUA…    (Continua...)

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