L’inquilino se ne
va. Succede, soprattutto quando affitti un appartamento. Ne arriverà un altro
penseranno i più. "Un altro" non è lui!
Come una persiana
che sbatte per colpa del vento. questo il pensiero di Elisa,
Arriva e
parcheggia. Apre lo sportello, esce dall’auto con due borsoni, un sorriso, un
abbraccio. La avvolge con un metro e novanta di sé.
Non sarà un
trasloco “normale”,
un’altra persiana, un altro colpo di vento. Sarà un abbandono! E le
persiane si spalancano insieme di botto, sbatacchiando sul muro bianco della casa.
La guarda e
sorride:
«Salgo su a prendere un po’ di
cose.»
Torna giù dopo
poco con un quadro che Elisa riconosce subito: la sua più bella ed emblematica
foto, quella attraverso la quale si sono conosciuti. Dove Elisa ha percepito
dei mondi comuni.
Glielo porge:
«È per te! Un regalo! Per
salutarci.»
Mentre fa questo pensiero, tutti i peli delle braccia si alzano dritti, come fili d’erba quando
esce il sole dopo il diluvio: sono brividi. Pare più un gatto incazzato, non soffia e non proferisce un miagolio, ma è incazzato. Tutte le difese sono allarmate.
«Facciamo due chiacchere?» ha sempre
il sorriso. Negli occhi, adesso
«Certo» risponde in un soffio Elisa.
Salgono su da lui.
«È ancora casa mia!» dice lui.
«Certo» risponde lei, e si stupisce
di essere così tonta da non avere altri vocaboli a disposizione a parte "C e r t
o".
Quel pomeriggio Elisa aveva una mezza idea di andare al mare, una vacanza minimale, ma che le ci
voleva. Non sa perché ha preferito trapiantare una rosa, quella rosa
aveva bisogno di terra nuova, anche Elisa.
Così nell’afa
di una domenica di settembre è rimasta a casa, senza aspettare la visita di
alcuno.
Se fosse andata al
mare non l’avrebbe incontrato, nessun sorriso, niente foto regalata,
niente parole da ascoltare, Il nulla.
Vedi alle volte il
caso...
Sono sul terrazzo, l’aria non è più afosa come giù dalla rosa, qui c’è un bel venticello.
Elisa cerca
di fare la padrona di casa porgendo due sedie, viene interrotta: «E’ ancora casa mia, così si era detto!»
Già vero. Gli passa le
sedie, lui le sistema una di fronte all’altra, nel mezzo il tavolo li divide, ma
gli aiuta a mantenere quel piccolo distacco necessario per ascoltarsi e per
parlare guardandosi negli occhi.
Guido è un ragazzo
di altri tempi, ammodo, gentile, di sani principi, educato.
È un essere umano
splendente che si perde e si ritrova, come tutti, ma lui a differenza della maggior
parte di noi, nei suoi labirinti ci entra dentro. Ci affonda per poi risalire.
Consapevole che alcune volte è inconsapevole.
Esemplare e raro
per un uomo di così giovane età. È a suo agio con tutti, sintomo di
signorilità. Queste sono le sfaccettature di lui che piacciono a Elisa.
Ancora lì in
terrazza, su da Guido, ancora per poco, pochissimo tempo, pensa Elisa, ma
scaccia il pensiero che la distrae dai discorsi troppo più importanti. Si parlano con
calma e armonia, si ascoltano, sereni, come amici di vecchia data. Nei dodici
mesi da inquilino non si erano parlati quasi mai, vite diverse, orari sfalsati.
Quando l’uno dormiva, l’altra si alzava dal letto. Tuttavia quel non parlare
aveva già importanti contenuti, ed è il sole e il vento della terrazza
che li mostrano a Elisa.
Elisa e Guido si
sentono a casa, non quella di mattoni, ma la loro intima.
Sono sensazioni
che svaniranno tra qualche tempo.
Già, il tempo.
Il tempo passa veloce, sfila in sordina
senza che ce ne accorgiamo. Lui giovane, lei attempata, due microcosmi lontani
ma vicini, tasselli della stessa materia e forma.
Le vicende che lui
le racconta con lo stupore perso di chi prova per la prima volta il dolore, le
fanno tenerezza. La emozionano perché le ha provate per prima, Ah quante
volte!
I dolori creano
complicità, e la complicità impregna i loro discorsi.
Lui triste ma
felice, strano da dire, ma proprio così. Lei felice di quella situazione di
quel momento che le pare un regalo che Madre Natura le ha voluto donare,
tuttavia triste che lui se ne vada. Non tornerà più. Nessuno lo ha
detto, nessuno ha avuto il coraggio di ammetterlo: lui non tornerà.
Si sono raccontati.
Un’ora? Due? Tanto? Poco?
Ci vogliono più momenti
come questo,
nella vita.
Elisa lo scopre
solo adesso. Solo adesso si rende conto di quante volte è sfuggita a questa
condivisione per paura di perderla, per paura di affezionarsi. Non aveva capito
che l’affezione, la condivisione non nascono l’una dall’altra. E non c’entra
neanche il tempo passato insieme.
Qui signori miei
si tratta di affinità ed empatia!
Il sole cala
veloce e le reciproche confessioni rallentano il ritmo.
Questo "sconosciuto" che ho davanti mi è più vicino di chiunque altro nella mia vita
Volersi bene è una
questione sottile come il capello di un neonato. Non dipende dalla simpatia,
dalla frequentazione. È un attimo di luce, un bagliore più veloce di un lampo,
silenzioso come la notte. Capirlo è questione di predisposizione. È l’allineamento
delle stelle, in quel preciso istante.
Abbiamo avuto un
incontro fortunato. I presupposti c’erano. Tuttavia la certezza l’ho avuta
stasera.
Su, nella terrazza,
le parole vagano libere. Un momento che rimarrà stampato nella loro mente. Un
pensiero che scaccerà l’abbandono. Un pensiero che li consolerà nei momenti
bui.
Intanto il sole tramonta.

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