martedì 14 settembre 2021

L'inquilino di Eleonora Satta

 

L’inquilino se ne va. Succede, soprattutto quando affitti un appartamento. Ne arriverà un altro penseranno i più. "Un altro" non è lui!

Come una persiana che sbatte per colpa del vento. questo il pensiero di Elisa,

Arriva e parcheggia. Apre lo sportello, esce dall’auto con due borsoni, un sorriso, un abbraccio. La avvolge con un metro e novanta di sé.

Non sarà un trasloco “normale”, un’altra persiana, un altro colpo di vento. Sarà un abbandono! E le persiane si spalancano insieme di botto, sbatacchiando sul muro bianco della casa.

La guarda e sorride:

«Salgo su a prendere un po’ di cose.»

Torna giù dopo poco con un quadro che Elisa riconosce subito: la sua più bella ed emblematica foto, quella attraverso la quale si sono conosciuti. Dove Elisa ha percepito dei mondi comuni.

Glielo porge:

«È per te! Un regalo! Per salutarci.»

 È un abbandono, l’avevo detto…

Mentre fa questo pensiero, tutti i peli delle braccia si alzano dritti, come fili d’erba quando esce il sole dopo il diluvio: sono brividi. Pare più un gatto incazzato,  non soffia e non proferisce un miagolio, ma è incazzato. Tutte le difese sono allarmate.

«Facciamo due chiacchere?» ha sempre il sorriso. Negli occhi, adesso

«Certo» risponde in un soffio Elisa.

Salgono su da lui.

«È ancora casa mia!» dice lui.

«Certo» risponde lei, e si stupisce di essere così tonta da non avere altri vocaboli a disposizione a parte "C e r t o".

Quel pomeriggio Elisa aveva una mezza idea di andare al mare, una vacanza minimale, ma che le ci voleva. Non  sa perché ha preferito trapiantare una rosa, quella rosa aveva bisogno di terra nuova, anche Elisa.

Così nell’afa di una domenica di settembre è rimasta a casa, senza aspettare la visita di alcuno.

Se fosse andata al mare non l’avrebbe incontrato, nessun sorriso, niente foto regalata, niente parole da ascoltare, Il nulla.

Vedi alle volte il caso...

Sono sul terrazzo, l’aria non è più afosa come giù dalla rosa, qui c’è un bel venticello.

Elisa cerca di fare la padrona di casa porgendo due sedie, viene interrotta: «E’ ancora casa mia, così si era detto!»

Già vero. Gli passa le sedie, lui le sistema una di fronte all’altra, nel mezzo il tavolo li divide, ma gli aiuta a mantenere quel piccolo distacco necessario per ascoltarsi e per parlare guardandosi negli occhi.

Guido è un ragazzo di altri tempi, ammodo, gentile, di sani principi, educato.

È un essere umano splendente che si perde e si ritrova, come tutti, ma lui a differenza della maggior parte di noi, nei suoi labirinti ci entra dentro. Ci affonda per poi risalire. Consapevole che alcune volte è inconsapevole.

Esemplare e raro per un uomo di così giovane età. È a suo agio con tutti, sintomo di signorilità. Queste sono le sfaccettature di lui che piacciono a Elisa.

Ancora lì in terrazza, su da Guido, ancora per poco, pochissimo tempo, pensa Elisa, ma scaccia il pensiero che la distrae dai discorsi troppo più importanti. Si parlano con calma e armonia, si ascoltano, sereni, come amici di vecchia data. Nei dodici mesi da inquilino non si erano parlati quasi mai, vite diverse, orari sfalsati. Quando l’uno dormiva, l’altra si alzava dal letto. Tuttavia quel non parlare aveva già importanti contenuti, ed è il sole e il vento della terrazza che li mostrano a Elisa.

Elisa e Guido si sentono a casa, non quella di mattoni, ma la loro intima.

Sono sensazioni che svaniranno tra qualche tempo.

Già, il tempo.

 Il tempo passa veloce, sfila in sordina senza che ce ne accorgiamo. Lui giovane, lei attempata, due microcosmi lontani ma vicini, tasselli della stessa materia e forma.

Le vicende che lui le racconta con lo stupore perso di chi prova per la prima volta il dolore, le fanno tenerezza. La emozionano perché le ha provate per prima, Ah quante volte!

I dolori creano complicità, e la complicità impregna i loro discorsi.

Lui triste ma felice, strano da dire, ma proprio così. Lei felice di quella situazione di quel momento che le pare un regalo che Madre Natura le ha voluto donare, tuttavia triste che lui se ne vada. Non tornerà più. Nessuno lo ha detto, nessuno ha avuto il coraggio di ammetterlo: lui non tornerà.

Si sono raccontati.

Un’ora? Due? Tanto? Poco?

Ci vogliono più momenti come questo, nella vita.

Elisa lo scopre solo adesso. Solo adesso si rende conto di quante volte è sfuggita a questa condivisione per paura di perderla, per paura di affezionarsi. Non aveva capito che l’affezione, la condivisione non nascono l’una dall’altra. E non c’entra neanche il tempo passato insieme.

Qui signori miei si tratta di affinità ed empatia!

Il sole cala veloce e le reciproche confessioni rallentano il ritmo.

Questo "sconosciuto" che ho davanti mi è più vicino di chiunque altro nella mia vita

Volersi bene è una questione sottile come il capello di un neonato. Non dipende dalla simpatia, dalla frequentazione. È un attimo di luce, un bagliore più veloce di un lampo, silenzioso come la notte. Capirlo è questione di predisposizione. È l’allineamento delle stelle, in quel preciso istante.

Abbiamo avuto un incontro fortunato. I presupposti c’erano. Tuttavia la certezza l’ho avuta stasera.

Su, nella terrazza, le parole vagano libere. Un momento che rimarrà stampato nella loro mente. Un pensiero che scaccerà l’abbandono. Un pensiero che li consolerà nei momenti bui.

Intanto il sole tramonta.

 


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