Che poi alle 7 suona la sveglia e come tutti i giorni inizia il nostro tran-tran intimo, fatto di carezze lievi come respiri, medicine pappe pisolini, colpi di tosse che tolgono l’aria e la speranza di qualche tempo in più, le goccie nel piattino leccate con desiderio. Queste preziose goccioline ti hanno allungato la vita di quattro anni, namasté. Dopo un’ora potrai mangiare. Preparo le ciotole e mi guardi, ovunque tu sia mi fissi perché misuri ogni mio gesto, fino all’ultimo per decidere di alzarti, perché ogni fatica a questo punto va giocata come si deve, finalizzata allo scopo.
Difficile che tu rida, tuttavia sei stata allegra e serena fino all’ultimo, passandomi sotto le gambe per farti grattare il sedere, quasi tutte le mattine, correndo, giusto poche falcate dietro ai gatti che rimarranno il tuo unico scopo nella vita a parte amare me fino in fondo.
E mia amato fino in fondo, lo so perché quando è arrivato il momento, mentre ti accarezzavo il muso e le ciglia d’oro hai fatto un tuo versino come di accettazione, un versino piccolo, un gracchiare di gola.
Non si poteva più andare avanti, amore mio. La fine è arrivata di soppiatto e ci ha prese in contropiede.
Lo spazio è immenso, questa casa sembra enorme e i rumori non ci sono più, primo fra tutti il ticchettio delle unghie sul pavimento, i colpi di tosse, i movimenti strani alla ricerca nella stanza di qualcosa che sapevi solo te.
I tuoi occhi del buongiorno, il tuo sguardo nel nulla aveva un preciso significato e scopo. La tua presenza in ogni dove mi spostassi. Quante volte non ti ho visto e mi hai fatto lo sgambetto.
Manca il tuo ringhio ogni volta che dovevi fare qualcosa che non ti andava a genio.
Tutto cambia e questo cambiamento è radicale, parte dalle viscere, sei dentro di me, ma non posso più accarezzarti, devo trovare altre modalità e sono solo un povero piccolo essere umano ignorante che ha bisogno di ascoltare il tuo abbaio verso i vicini antipatici o una macchina che non è la mia che passa e va. Averti accanto quando si passeggia e dirti Dai dai dai dai, andiamo che è stato il ritornello di questi ultimi giorni, dove riuscivi a muoverti poco e con sofferenza.
Ieri al supermecato ti esortavo col Dai dai dai, eri lì con me, adesso ti lasciano entrare anche al supermercato.
Il Vuoto. Il mio Sensei mi ha sempre parlato dell’importanza del Vuoto. Le Vide! Il Vuoto è una rigenerazione, un galleggiamento dove tutti i muscoli si rilassano. L’immagine che vedo per il Vuoto è fare il morto in mezzo all’oceano, lasciandosi dondolare dalle onde.
Mi lascerò andare allora, e saremo insieme a farlo,
l’abbiamo fatto insieme l'altra sera: insieme ci siamo buttate nel vuoto della morte, tenendoci mano nella zampa e con l'altra mano mi tappavo il naso. Via giù verso l'ignoto. Ho fatto solo un pezzo di strada con te, poi ho dovuto lasciarti continuare da sola. Chissà dove sei adesso! Una parte è qui la sento, vicina, inamovibile nel mio cuore e nella mia mente.
Galleggi in una
nuova dimensione a me sconosciuta, dove prima o poi ci ritroveremo,
tendo la mano e sento il tuo corpicino, il tuo pelo morbido e dorato, lo è stato
fino all’ultimo così soffice.
Che la terra ti sia lieve piccola mia, mai avrei voluto scrivere questa pagina pur sapendo che a un certo punto mi sarebbe toccato.
Che la terra ti sia lieve piccola mia, mai avrei voluto scrivere questa pagina pur sapendo che a un certo punto mi sarebbe toccato.
Lola, Lolita, Passerotta, Highlander, Lololoni, Paperona, 5 novembre 2005 – 3 ottobre 2021 e così sia.
❤️
RispondiEliminaGrazie!
EliminaUna grande dichiarazione d'amore :)
RispondiEliminaGrazie Guja di esserci vicina
RispondiEliminaBello scritto. Coraggio ❤️
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