Io, un cane non lo volevo e altre storie
venerdì 5 novembre 2021
Sogno o son desto di Eleonora Satta
martedì 26 ottobre 2021
Vite precedenti di Eleonora Satta
Nella mia precedente vita sono un cane. Lo so con sicurezza, ancora non abbaio, ma già mostro i denti quando mi incazzo, segno il territorio, scodinzolo come un bob tail senza coda, amo annusare tutto, merde comprese.
domenica 17 ottobre 2021
Il Super-stite di Eleonora Satta
L'Altro Cane è stato vittima per nove anni della figura onnipresente di Lei quella che non c'è più, colei che è partita per il ViaggioSenzaRitorno, che la porterà alle pendici del Ponte.
In tutti questi nove anni l'animale umano si è barcamenato fra l'uno e l'altra.
Sempre nella sua cuccia immobile, Lui: osservava, intuiva, cercava sempre, in tutti i modi, di distrarre e rasserenare l'animale umano.
Lei osservava distante, protestava, ma alla fine la sua profonda saggezza la portava a guardarli come se fossero sue creature, perse nello scorrere del tempo, alla ricerca di trattenere ogni minuto per noi e quel NOI era comprensivo di Lei e Lei lo sapeva e ne godeva.
Quando è andata via Lui non ha avuto il coraggio di salutarla per bene.
Adesso al pomeriggio dorme nella cuccia di Lei , la notte nel letto umano , sempre con quella sua discrezione e pudore di Angelo. Sì Lui lo è, Lei è stata un Guru, un Maestro, un Sensei,.
La presenza continua, tuttavia timida, il suo essere sempre pronto a trascinare nelle sue avventure di annusamenti, di rincorse, di rivalse con altri cani, di amicizie e gioco, salvano l'umano dal baratro. Lo afferra per i capelli e tira-tira-tira, fino a farlo uscire dai profondi meandri della mancanza di Lei. Lo fa senza chiedere. Lo fa senza un lamento. Lo fa e basta. E' quello per cui è predestinato e lo sa.
Amore puro e senza condizioni, ecco cos'è.
Oltre le convenzioni, oltre gli interessi, oltre tutto quello che è materiale, oltre la vita, oltre la morte.
Sì, Altro Cane, sei una scoperta ogni giorno che passa, senza contare tutti quelli già andati. E quelli che verranno.
Ti voglio bene Vasco e credimi: più bella cosa non c'è, più bella cosa di te.
lunedì 4 ottobre 2021
Un saluto di Eleonora Satta
Che poi alle 7 suona la sveglia e come tutti i giorni inizia il nostro tran-tran intimo, fatto di carezze lievi come respiri, medicine pappe pisolini, colpi di tosse che tolgono l’aria e la speranza di qualche tempo in più, le goccie nel piattino leccate con desiderio. Queste preziose goccioline ti hanno allungato la vita di quattro anni, namasté. Dopo un’ora potrai mangiare. Preparo le ciotole e mi guardi, ovunque tu sia mi fissi perché misuri ogni mio gesto, fino all’ultimo per decidere di alzarti, perché ogni fatica a questo punto va giocata come si deve, finalizzata allo scopo.
Difficile che tu rida, tuttavia sei stata allegra e serena fino all’ultimo, passandomi sotto le gambe per farti grattare il sedere, quasi tutte le mattine, correndo, giusto poche falcate dietro ai gatti che rimarranno il tuo unico scopo nella vita a parte amare me fino in fondo.
E mia amato fino in fondo, lo so perché quando è arrivato il momento, mentre ti accarezzavo il muso e le ciglia d’oro hai fatto un tuo versino come di accettazione, un versino piccolo, un gracchiare di gola.
Non si poteva più andare avanti, amore mio. La fine è arrivata di soppiatto e ci ha prese in contropiede.
Lo spazio è immenso, questa casa sembra enorme e i rumori non ci sono più, primo fra tutti il ticchettio delle unghie sul pavimento, i colpi di tosse, i movimenti strani alla ricerca nella stanza di qualcosa che sapevi solo te.
I tuoi occhi del buongiorno, il tuo sguardo nel nulla aveva un preciso significato e scopo. La tua presenza in ogni dove mi spostassi. Quante volte non ti ho visto e mi hai fatto lo sgambetto.
Manca il tuo ringhio ogni volta che dovevi fare qualcosa che non ti andava a genio.
Tutto cambia e questo cambiamento è radicale, parte dalle viscere, sei dentro di me, ma non posso più accarezzarti, devo trovare altre modalità e sono solo un povero piccolo essere umano ignorante che ha bisogno di ascoltare il tuo abbaio verso i vicini antipatici o una macchina che non è la mia che passa e va. Averti accanto quando si passeggia e dirti Dai dai dai dai, andiamo che è stato il ritornello di questi ultimi giorni, dove riuscivi a muoverti poco e con sofferenza.
Il Vuoto. Il mio Sensei mi ha sempre parlato dell’importanza del Vuoto. Le Vide! Il Vuoto è una rigenerazione, un galleggiamento dove tutti i muscoli si rilassano. L’immagine che vedo per il Vuoto è fare il morto in mezzo all’oceano, lasciandosi dondolare dalle onde.
Mi lascerò andare allora, e saremo insieme a farlo,
Che la terra ti sia lieve piccola mia, mai avrei voluto scrivere questa pagina pur sapendo che a un certo punto mi sarebbe toccato.
Lola, Lolita, Passerotta, Highlander, Lololoni, Paperona, 5 novembre 2005 – 3 ottobre 2021 e così sia.
mercoledì 29 settembre 2021
Irina di Eleonora Satta
Era lì, in cucina, come tutte le sere (e le mattine) puliva verdure, erano lessate al piatto per fare sì che non si spappolassero totalmente. Lei le mondava, le spezzettava, le divideva in porzioni da quattrocento grammi, confezionandole in piccoli box trasparenti di plastica dal coperchio fucsia.
Irina, a mano a
mano che metteva giù questi precisi pensieri si sentiva alleggerita, le
sembrava già di essere morta e più moriva e più volava alta senza zavorra.
Quante verdure
aveva pulito? Tante. Quanti piccoli box trasparenti col tappo fucsia aveva
riempito? Tanti.
Nessuno ci può narrare cosa si sente, possiamo raccontare cosa si prova a dare la vita, ma non ricordiamo neanche cosa sentiamo quando si nasce…
domenica 26 settembre 2021
Alieni brucia cervello di Eleonora Satta
Tutto bianco, tutto freddo, a parte la temperatura dell’ambiente, da soffocare.
Dipende dall’emozione che sento? Paura condita con ansia e un senso di profondo disagio? Oppure il termostato veniva bloccato sui quaranta gradi?
Il pensiero aumenta l’ansia.
Rumori ovattati e quasi inesistenti a parte ogni tanto il gracchiare di un altoparlante che chiama nomi: «Il dottor Corbelletti in astanteria, grazie.»
Disagio totale. Dolore ovunque adesso, all’arrivo aveva male solo al ventre, un terribile male. Ma come cavolo è possibile che una persona come lui si sia ridotta in quelle condizioni?
Sano, yoga, cibo controllato, niente alcool, integratori mattino pomeriggio e sera, le confezioni multicolori, un colore a specialità che garantiscono, nell’ordine: pelle meravigliosa, capelli folti e forti, circolazione senza grassi saturi a intasare le arterie, vista da poter vedere attraverso i muri di cemento, e ulteriore pilloletta per prestazioni sessuali da giovinotto, tutta naturale, eh…niente di chimico, tutto genuino e biologico, marchi famosi, gluten free.
Nonostante ciò, adesso si sente male.
Così male che è nell’unico posto dove non vuole entrare.
Per l’odore che emana, per prima cosa, un odore che fa girare la testa e provoca svenimenti.
Quante volte gli amici lo hanno preso in giro per le sue debolezze: «In famiglia ne soffriamo tutti!» si è sempre difeso così, con frustrazione.
«Allora signor…signor?»
«Altezza?»
Da un momento all’altro si aspetta la domanda:
«Che legno preferisce?»
«Dunque è qui per dolori al ventre!» Si volta e lo fissa dritto negli occhi.
Ne parlano le migliori testate giornalistiche. Infiltrati nella popolazione alieni brucia-cervello.
Piero al pensiero ha una specie di mancamento, si sente andare via, sbianca, menomale che è sulla lettiga, cascare in terra non è una buona idea.
La corazziera non nota nulla o se nota qualcosa, fa finta di non notarlo. Vuole spicciarsi è a fine turno, e quello lì che è venuto per un banale mal di pancia, gli sta già sulle balle a prescindere. Finita la visita col sig. Bachelozzi è finito il lavoro di ieri e oggi, e sono 48 ore di astanteria del Pronto Soccorso del Triage dell’Ospedale e non è un alieno ma ci assomiglia molto.
«Cosa ha mangiato ieri sera, signor…?» Ha già dimenticato il nome.
«Ba-che-lo-zzi, Signor Bachelozzi, cosa è l’ultima cosa che ha mangiato?»
Gemito immediato di Piero che rimane per un momento senza fiato per poter rispondere pur sforzandosi di farlo subito, per evitare ritorsioni del corazziere e altre manovre dolorose, ma non gli esce neanche un alito dalla bocca e fatica a respirare.
«Le ho fatto COSI’ male?» Il COSI’ lo dice a denti stretti, Bachelozzi le sposta la mano da quel punto e biascica:
«Ok, mi scusi, ma devo capire di cosa si tratta per poi decidere in che reparto mandarla e soprattutto da che medico farla visitare.» riprende il contegno, invece di strozzarlo.
Quanto tempo? Un’ora? Tutta la notte? Un giorno intero? Non lo sa perché si addormenta e perde ogni cognizione, le dita della Corazziera infilate nel fegato hanno annullato ogni altro dolore e anche la possibilità di ragionare. Così con questa sensazione “benefica” riesce a lasciarsi andare...
Spinge la lettiga come un carrello della spesa in mano a un ragazzino di 15 anni che vuole fare la gimkana tra i banchi dell’Esselunga. Mancano le impennate che non osa fare per pudore.
Un attimo dopo la partenza della gimcana, dall’astanteria sono già in reparto di fronte alla porta dello studio di Chiaroveggi, che in quel momento si trova davanti al pannello luminoso: scruta come ipnotizzato una rx.
«Sig. Bachelini?»
«MI chiamo Bachelozzi, forse la RX non è la mia?»
«Sig. Ba-che-lo-zzi, SCHERZO! Vista la sua situazione critica, cerco di alleggerire il peso, lei non può permettersi di fare il puntiglioso, ma soprattutto lo spiritoso KAPISCE?»
Dei vapori solforosi avrebbero potuto uscirgli da sotto le scarpe e Piero non si sarebbe stupito, anzi si domanda come mai non riesce a vederli.
L’infermiera-topo che fino a quel punto era rimasta in ombra, si avvicina alla lettiga e quasi di nascosto da un pizzico nella coscia di Piero: «Via via, dottore, Bachelini (e rise) è molto che aspetta di poterla incontrare per sentire il suo parere…è solo un po’ impaziente!»
«Buongiorno! Mi chiamo Ardemio Lupi, finalmente un vicino di letto, mi annoiavo qui da solo. Lei deve essere il Sig. Bachelini Aldo, vero? Me lo ha detto l’infermiera, sa la piccoletta, la topolina. Mi ha detto che è qui per fare delle analisi.»
Finalmente dopo 15 giorni esatti dal ricovero, nutrito come un cane al canile, anzi peggio, un cane in un porcile, iniziano a rigirarlo come un calzino. Gli fanno tutto:
Gastroscopia
Rettoscopia
Ecografie
Uretrocistoscopia
Sangue
Urine
Risonanza
Tac, e tic e toc
Un pezzo di groviera ha meno buchi!
In tutto questo Ardemio lo sostiene, lo motiva, lo consola:
«Vai non è nulla, tanto ti addormentano…»
Sul più bello, quando si può scoprire il piano per intero, come uno spot, un’interruzione pubblicitaria, arriva la Corazziera a incoraggiarlo:
«Aldo non faccia il bambino, cosa sarà mai un tubicino nel pisellino, toh ho fatto anche la rima!» Scopre così i 97 denti bianchi della sua boccona.
«Tiriamo su la manica a questo bel braccino che ora si fa un’endovenina e va tutto a posto. Solo un goccino di morfinalium e poi si sentirà un leone»
Lo trattano come un beota, come se non capisse la differenza fra Cenerentola e Biancaneve, lui non ce la fa più a reagire: che gli facessero pure di tutto, e in fretta e la sua mente cessasse di essere così libertina e analitica.
VOGLIO ANDARE A CASA, solo questo nella sua mente. Caratteri cubitali al neon.
Chiaroveggi ha in mano la solita cartelletta verde ramarro. Si sfila gli occhiali con un gesto plateale e con la stessa mano con cui tiene gli occhiali si gratta i sei capelli bisunti che ha sul cranio, a punta pure quello.
Il bisbiglio si ferma di colpo e lascia al medico lo spazio silenzioso per il proclama dell’anelato responso.
«Non ho buone notizie glielo dico subito. Però il quadro non è dei peggiori. E comunque ce la metteremo tutta per farla tornare a casa sano e felice.» Pausa con sorrisi vari di tettona 1 e tettona 2 che sono quelle al suo fianco, le altre hanno il capo chino per prendere appunti.
«Sì okay, va bene, ma che cosa ho?»
Non è difficile: all’ora del passo c’è una gran confusione e il personale ne approfitta per defilarsi a bere un caffè. Lupi sta provando con estremo interesse una flebo di morfina per cui è nel suo mondo. Corazziera ha il giorno libero, Poletti in riunione con l’equipe medica.
Pier deciso va in bagno, quello comune, portandosi dietro i vestiti civili, come un militare in missione segreta, come i Blues Brothers in missione per conto di Dio, come 007 Dalla Russia con amore, si infila i vestiti spiegazzati sul pigiama sgualcito. Con nonchalance prende la direzione dell’ingresso al piano terra. Ascensore, pieno di folla con fiori e regalini vari, poi corridoio fino all’enorme porta a vetri dell’Entrata.
Si scontra nella fretta con una guardia, quelle che all’ingresso misurano la temperatura e indicano il gel:
«LEI?» la Guardia lo blocca e gli fa l’rx virtuale, tanto in voga in quel periodo, soprattutto per recuperare i chip.
Li leggerò in un altro momento.
Aldo Bachelini alias Piero cerca in tasca qualche spicciolo per pagare quello che c’è da pagare, è in questo momento che appare la zingara, mole enorme, gonnellone, ingioiellata, tintinnante ad ogni movimento, uscita dal nulla. Ci mancava pure la zingarona che odora di legna bruciata stantia.
Non lo molla fino a che lui non si fa leggere la mano.
Gliela afferra con forza. Stringe il palmo rovesciato con una mano e con l’altra gli fa il solletico seguendo le linee col ditone indice, inanellato, che all’apice ha un’unghia lunga e sudicia come il parcheggio.
«Tu avrai bela aventura, amico. Stai attento a quello di mangiare. Tuta salute se tu vuoli. Tuto dipende sempre da noi. Anche l’ammori può andare lontano. Forse franciose. Sissì meglio tu vai Franza subito. Parti ora.»
«Sono 50 per parcheggio e regalo sconto lettu manu»
«Vado in Francia.»
Parla a voce alta, da solo:
«Tanto non mi aspetta nessuno per cena.»
La libertà è il nostro dono più grande, ma se non siamo sani, non siamo liberi! È l’ultimo pensiero prima di imboccare l’autostrada, poi accende la radio, scansa due notiziari apocalittici, grida a sé stesso «La vita è bella!» e infila un cd: Thick as a Brick, lo ascolta fino alla noia, fingendosi flautista come Ian Anderson.
lunedì 20 settembre 2021
Le Torri Gemelle di Eleonora Satta
A Costanza è sempre piaciuta e tutte le volte che arriva alle porte della città e scorge il cartello bianco con le lettere nere “M I L A N O”, ha una forte emozione che parte dallo stomaco e va su verso il cuore. Un’emozione che le crea solo questa città, da sempre. Non dipende da quello che ci ha vissuto o da ricordi particolari. Questo è l’"effetto Milano" per Costanza: una corrente elettrica che parte dal dentro ed esce fuori attraverso un sorriso di fronte a quel cartello stradala.
«Faranno rumore?», ma sa già la risposta: traffico mattutino e cantieri che iniziano alle 8 in punto a manifestarsi in tutto il loro sguaiato chiasso, non si potrebbe sentire neanche il passaggio di un aereo sulla testa dei tanti pedoni che contribuiscono alla confusione generale.
«Cosa troverò stasera? Aggressioni? Urla? Di che umore sarà?»
Un vento leggero e
fresco si alza, accarezza i suoi pensieri, che se da un lato cercano di essere
positivi e gioiosi, dall’altro sono sempre i soliti che vanno in looping da
molti anni e la tengono immobile, incagliata ad uno scoglio appuntito. Un malessere
generale.
LUI ha un profilo
narcisista, lei cade nel vittimismo con facilità. Un mix che potrebbe fare
esplodere un grattacielo, sbriciolarlo.
Costanza sa che
deve fermare prima questo ingranaggio diabolico e che non c’è nessuna terapia
di coppia che possa salvarla e salvare il suo matrimonio. E ci piange, si
dispera perché quello è il suo uomo. Ma son solo stupide credenze che chissà da
dove le arrivano.
Ecco, siamo davanti
alla porta di casa, di nuovo, stavolta deve entrare, non sa cosa la aspetta.
Trema, ma scaccia subito questa sensazione, si predispone al meglio, trucca il
viso con uno splendido sorriso, e lo sguardo diventa amorevole. Ha le borse
della spesa pesanti, perché ha comprato ogni tipo di prelibatezza per riuscire
a ingolosirlo, per tenerlo buono.
Lui c’è.
Un’ ombra dietro
la porta a vetri le chiede: «Dove sei stata
fino a adesso?» La voce è già aggressiva. Neanche un saluto. Lui sa
perfettamente dove è stata e perché fino a questa ora, lo sa, sono oramai dieci
anni che lei fa sempre gli stessi orari. Ma ribadirlo, con quel tono è una
ginnastica per tenerla sempre col fiato sospeso, sulla corda tesa a cinquanta
metri da terra che lei deve attraversare per raggiungere un luogo sicuro,
oppure cadere nel vuoto senza rete che la salvi.
«Per fortuna domani sarà tutto passato…»
Costanza si consola così.
Ingoia un sonnifero e mentre fa effetto pensa che la sua vita sarà sempre così, che non cambierà nulla, che lei non ce la farà a cambiare nulla. Si rannicchia come un feto e sguazza nel liquido amniotico gelato. Una culla vuota la sua, ma domani sarà tutto passato. Forse.
Martedì, oggi non lavora. Peccato l’avrebbe aiutata.
«Bene, e tu? Che bello sentirti!»
«Anche io avevo proprio desiderio di
sentire la mia amica»
«Quando vieni a Milano? Sai che per vedersi
devo organizzarmi»
«Ma non hai letto i giornali?»
«No.»
«Le Torri gemelle Constance, due aerei le
hanno fatte scoppiare, un sacco di morti, un disastro!»
L’11 settembre in
apparenza una mattina come le altre, da lì è cambiato tutto.
Sogno o son desto di Eleonora Satta
Stanotte l'ha sognata. in realtà la faccenda ha avuto uno strano svolgimento. Si era svegliata perché doveva andare in bagno e così ha ...
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Stanotte l'ha sognata. in realtà la faccenda ha avuto uno strano svolgimento. Si era svegliata perché doveva andare in bagno e così ha ...
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La mancanza di Mr. Omer Fuff e di Scaracchietti, si percepì giusto il tempo di ripulire lo studiolo: un quarto d’ora? Più o meno. Bene, da...


